Parte della nostra colorata tifoseria.... in primo piano di spalle Emma che con il megafono dirige le operazioni, mentre sullo sfondo i due "tamburisti"Da dove cominciare? Beh, proviamo ad andare in ordine cronologico...
Partenza venerdì alle 13.00. Il ritrovo per me è qui vicino, sulla strada principale. Assieme a me ad aspettare il bus ci sono Sandy, Sassa, Sandra Kamel, Maria e il suo moroso. Di queste ragazze solo Sandra Kamel fa parte della squadra, le altre sono tutte ascritte ai numerosi tifosi al seguito. Il bus in effetti si annuncia affollatissimo, con 48 persone a bordo. Di queste 20 sono giocatrici, 6 sono persone dello staff ed il resto è tifoseria (ragazze della squadra fuori età, familiari e anche alcuni simpatizzanti). Per la prima volta quindi non ho a disposizione due posti tutti per me sul bus ma solo uno... Condivido la fila con Nisse, mentre negli immediati dintorni siedono anche Peter e Andreas. L'inizio del viaggio si spende quindi in discussioni varie sull'unihockey. Poi si susseguono film e sonnecchiamenti fino alla pausa. Ripartiti dalla pausa Andreas lancia il gioco che ha preparato. Si tratta di una serie di domande alle quali rispondere, ognuna legata ad un brano musicale; funziona quindi che Andreas pone la domanda e poi fa sentire il brano musicale. Le risposte vengono poi inserite in una specie di cruciverba attraverso il quale si arriva a scoprire una frase chiave.
Durante il gioco, ecco un rumore che all'inizio mi suona come una foratura. Il bus rallenta, e, nell'incredulità più generale, veniamo superati da una delle nostre due ruote posteriori sinistra che finisce la sua corsa sulla scarpata laterale. Siamo nel bel mezzo del nulla svedese, sull'autostrada, e i nostri esperti stabiliscono che sono saltati i bulloni che la tenevano attaccata e che quindi ne servono di nuovi. Il carro attrezzi deve recuperare quanto serve e raggiungerci, ci impiega quindi due ore ad arrivare sul posto ed altri trenta minuti a rimettere la ruota al suo posto.
Siamo comunque stati fortunati che la ruota ballerina non ha centrato nessuna macchina, perché ne poteva venire fuori un incidente dalle conseguenze ben più gravi.
Durante la pausa forzata è stata la volta di Emma di impossessarsi del microfono: da buona capo curva ha istruito la comitiva sulle canzoni che la tifoseria avrebbe intonato durante il week end.
Ora della fine alle 22.30 siamo arrivati all'ostello che ci avrebbe ospitato per il week end. Questa struttura è provvista di camere doppie e io ho diviso la camera con Peter (non è che abbiamo scelto, il grande capo Mads ha stabilito le coppie). È stato piacevole avere questi momenti in camera per chiacchierare un po' con Peter, con cui normalmente chiacchiero meno.
Abbiamo fatto cena (pasta al ragù cucinata dalle nostre super mamme di squadra) e siamo poi andati a letto, anche se prima di coricarmi, come avrete notato, mi sono connesso a internet per scrivere un piccolo reso conto.
Sabato, giorno di partita! Fin dal primo mattino si respira l'aria dei grandi eventi: la tensione sale sempre più e c'è una grandissima energia. Dopo colazione ci rechiamo in città e prendiamo contatto con la palestra. Tutti gli spostamenti vedono le ragazze cantare in continuazione ed è veramente divertente: in ogni caso la sensazione è che sarà una gran bella festa. La comitiva Kumla si fa quindi fin da subito riconoscere con una grande energia ed un gran entusiasmo che portano anche le nostre ragazze a diventare parte centrale del tifo per la partita degli uomini under16 a cui assistiamo a mezzogiorno.
Dopo di ciò ci si trasferisce a nord, a due passi dalla casa di Sandy (che è originaria di lì) per il pranzo organizzato proprio dai genitori di quest'ultima. Il pranzo si svolge in una casa bellissima: un teatro, non tanto grande ma da sogno. Una sala (nella quale ci sono disposti i tavoli) che normalmente funge da platea, un palco e una balconata. L'altra metà dell'edificio è invece un asilo (della cui cucina usufruiamo). Un posto che manderebbe in visibilio la mia sorella!!!
Si rientra poi all'ostello per la preparazione alla partita: tattica e piccolo gioco per togliere un po' di tensione dal gruppo. L'energia comunque continua a salire e si vive l'ebrezza dei grandi eventi!!! Finalmente alle 16.30 si parte per tornare in palestra. Il viaggio è un continuo susseguirsi di canzoni cantate a squarciagola dalle nostre ragazze. La tifoseria è anche prontissima, con i colori bianco e blu che dominano. Da notare soprattutto Mads che ha la faccia completamente pitturata e ricorda uno dei personaggi di Breavearth!
La partita ci vede opposti al RIG Umeå, squadra super favorita e che risulterà poi essere la vincitrice finale. Questa squadra ha dominato il suo girone di div1 con una squadra interamente under18 ed è composta dalle ragazze che vanno a scuola nell'omonimo liceo, la scuola più esclusiva e rinomata per l'unihockey (ragazze da tutta la Svezia provano ad accederci ogni anno). Sappiamo quindi fin da subito che l'impresa sarà di quelle durissime ed in effetti il nostro sogno dura 15 minuti: giusto il tempo di portarci in vantaggio con Sandra Kamel (meritato il suo goal, perché è una di quelle che maggiormente si è caricata in vista della finale) e di sentire la nostra tifoseria esplodere, poi il duro rientro alla realtà, con gli ultimi sei minuti del tempo che portano 4 goal del RIG e di fatto chiudono la partita (e tutti arrivano su nostri errori individuali, che a questo livello si pagano carissimo). Malgrado la partita sia oramai segnata le ragazze lottano come leoni e la tifoseria (ammontante ad una quarantina di persone, visto che sono arrivati altri genitori in macchina) non smette per un attimo di cantare.
Alla fine la delusione sul viso delle ragazze è grande, molte non riescono a trattenere le lacrime, ma onestamente ci siamo scontrati contro una squadra più forte di noi. Una squadra che probabilmente possiamo battere una volta su dieci, e quella volta purtroppo non era sabato. Ci vuole un'oretta buona prima che tutte le ragazze si riprendano e vadano a fare la doccia.
Dopo di ciò ci trasferiamo a mangiare in un ristorante in città con tutta la comitiva (in tutto siamo intorno alle 60 persone) e l'umore comincia nuovamente a risalire: questa non è una squadra che si perde facilmente d'animo! Durante la cena ho modo di conoscere Sofia, una ragazza mia coetanea di Umeå che gioca in eliteserien (nel Dalen) e che å magari interessata a venire a giocare per il Kumla l'anno prossimo. Per questo è scesa durante il week end in modo da incontrare la squadra e chiacchierare un poco con Nisse di persona. È stato interessante chiacchierare un poco, anche perché l'anno prossimo potrebbe anche finire in Svizzera invece che a Kumla e proprio settimana prossima scende in terra elvetica per incontrare una società di serie A, quindi abbiamo parlato di tutto e di più.
A casa e a nanna al volo, visto che un calendario un po' assurdo ha messo la partita per il terzo posto alle 9.30 di domenica mattina.
Sveglia alle 6.30, colazione, veloce teoria e trasferta in palestra per affrontare Pixbo. Purtroppo fin dall'inizio si avverte che l'energia mentale non è più la stessa... la squadra ci prova a caricarsi, ma si avverte che l'8-1 della sera prima è ancora presente nella testa delle ragazze. Le avversarie invece sono molto più cariche, malgrado (o forse proprio perché) la loro sconfitta del giorno fosse stata molto meno netta, ma solo un 1-0 che lascia molti rimpianti. Durante il primo tempo così l'unica cosa buona che propone il Kumla è la sua tifoseria, che prova a dare la carica alle ragazze. La pausa arriva sull'1-0 per le avversarie e ci si può ritenere soddisfatti, visto che la nostra squadra si è dimostrata ferma sulle gambe e poco propensa ad entrare con convinzione negli uno contro uno. Particolarmente inguardabili i primi 10 minuti. Durante il secondo tempo la squadra cresce e Kumla si fa preferire, ma la pallina non entra e anzi, prendiamo anche il 2-0.
Nel terzo tempo ha invece luogo lo show personale degli arbitri: dapprima inventano quattro penalità assolutamente inesistenti sul nostro conto nei primi 7 minuti e capitoliamo ancora una volta in doppia inferiorità numerica. Nel finale è poi il turno della compensazione con due penalità inesistenti fischiate al Pixbo... e pensare che sono arbitri di Eliteserien: livello veramente scandaloso (e la stessa notizia è arrivata anche da Sofia, che dice che sono rinomati in Eliteserien per essere pessimi). Noi proviamo a tornare in partita con due goal nel giro di un paio di minuti tra il 14 e il 17 (il secondo in powerplay grazie a una delle due penalità inventate dagli arbitri).
Il finale è un assalto all'arma bianca con Emilia richiamata in panchina per fare posto ad una sesta giocatrice di movimento, ma la pallina non entra più. Da notare che l'ultima occasione capita a due secondi dal termine con Marie che riceve pallina nello slot sola soletta, ma non riesce a concludere in backhand, mancando l'impatto. E così nuove lacrime e nuova delusione per le ragazze. Questa volta brucia decisamente di più perché la partita era assolutamente alla nostra portata e siamo stati condizionati da una testa un po' scarica.
Anche qui ci è voluto un discreto tempo perché le ragazze si ripigliassero e andassero in doccia (in particolare Marie, veramente abbattuta e che penso si sognerà quell'occasione finale ancora a lungo).
Siamo poi rientrati all'ostello, abbiamo impacchettato tutte e siamo ripartiti alla volta di casa. Il viaggio è andato molto più liscio che all'andata, senza ruote perse per strada e siamo così arrivati a casa verso le 18.30.
Per me è stato un week end assolutamente stupendo! Tanta delusione, presente soprattutto adesso, che è ancora un ricordo fresco, ma anche la consapevolezza di avere vissuto un'esperienza molto particolare che non in molti hanno l'onore di vivere. Un week end in cui ho potuto ammirare quanto di meglio l'unihockey ha da offrire a livello giovanile nella nazione leader e parteciparci direttamente nello staff della quarta migliore formazione di Svezia. È anche stato un week end in cui ho potuto stare ancora a contatto con tutte le fantastiche persone che ho conosciuto qui e in cui ho potuto vivere emozioni forti: l'attesa, la tensione del pre partita, l'euforia del goal, la delusione della sconfitta... tutte emozioni che vale la pena vivere, anche se alcune sono dolorose...
In poche parole un week end di cui mi rimarrà per sempre, oltre alla medaglia per il 4 posto, anche un ricordo indelebile! Per il momento, probabilmente, il punto più alto raggiunto nella mia carriera unihockeystica.
Usti, il resoconto è stato lunghino... ma d'altronde una due giorni così intensa non è facile da descrivere in poche parole!
E adesso godiamoci l'ultimo mese di Svezia senza più grandi impegni unihockeystici.
Hejdå
Giorgio


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