martedì 31 marzo 2009

Una settimana

Lo so, lo so: non sono molto costante con il diario negli ultimi tempi, ma d'altronde queste ultime settimane si stanno rivelando piuttosto intense e quindi non mi rimane molto tempo per raccontarle.
Ieri ad esempio sono stato tutto il giorno a scuola elementare. È stato molto bello! Le cose che mi hanno colpito sono molteplici, quindi penso che ne verrà fuori un resoconto un po' caotico... preparatevi!
Al mattino avevo appuntamento alle 7.30 sotto casa con Mille, moglie di un allenatore del settore giovanile, che ho conosciuto durante questi mesi e che mi avrebbe mostrato la sua scuola. Già alle 7.30 molti bambini erano presenti a scuola: per chi vuole c'è la possibilità di andare a scuola a fare colazione, anche se le lezioni poi cominciano solo alle 8.00. La sede comprende un asilo e due pluriclassi di 1°-2°-3°.
Le classi non sono però un concetto così marcato come da noi. In effetti bisognerebbe piuttosto dire che c'è un gruppo di una quarantina di bambini e 4 docenti (non tutte a tempo pieno) che poi si suddividono ogni volta in un modo diverso a seconda del momento. Questo concetto mi è piaciuto molto, adoro questa idea di lavoro di gruppo tra docenti. Trovo che ti senti meno solo e il lavoro diventa più stimolante. Chiaro che diventa anche più lungo, in quanto bisogna programmare in 4, e questo significa che serve molto tempo e ogni tanto bisogna fare qualche concessione sulle proprie idee.
La giornata scolastica è suddivisa nel seguente modo: inizio delle lezioni alle 8.00. Dalle 9.15 alle 9.45 ricreazione. Dalle 9.45 alle 11.00 nuovamente lezione. Dalle 11.00 alle 11.30 pranzo in comune. Dalle 11.30 alle 12.00 ricreazione. Dalle 12.00 alle 13.00 ultima lezione. Dalle 13.00 chi vuole può andare a casa, mentre chi vuole si può ancora fermare al fritid (un doposcuola in cui si fanno svariate attività ludiche).
Il fatto che nessuno vada a casa a mangiare è sicuramente un fenomeno culturale. Come ho già scritto in altre occasioni, qui l'importanza del cibo e del momento del pasto è molto diversa da quella che riveste in Italia. Questo però permette il fatto di rendere il pranzo un momento educativo. Altro esempio su questa “educazione al cibo” è il fatto che lo spuntino che noi consumiamo a ricreazione loro lo mangiano al rientro in aula. Tra le 9.45 e le 10.00 c'è un momento in cui i ragazzi possono mangiare la loro merenda mentre si fa qualche attività scolastica adatta in tal senso (ieri la docente ha letto una detective story che hanno poi risolto successivamente).
Anche in Svezia è molto in voga la differenziazione e quindi molte lezioni si svolgono sul modello del nostro DIMAT. Hanno però dei programmi abbastanza diversi dai nostri, almeno in mate, per fare un esempio introducono la moltiplicazione in prima e la divisione in terza. Non saprei dire come gestiscono la cosa e cosa invece fanno solo più tardi e non posso neanche esprimermi sui risultati, visto che ho visto solo un'ora di mate ma diciamo che ho alcuni dubbi e che penso che a rimetterci rispetto al nostro programma sia soprattutto la geometria.
Grande differenza rispetto a noi è la presenza molto più ridotta di materiale e spazio personale: non esiste il banco del singolo allievo, ma ognuno si siede ad un posto liberamente; di conseguenza non esiste neanche un sottobanco... E non sono riuscito a trovare l'astuccio degli allievi, utilizzano invece materiale comune presente su tutti i banchi o sulle cassettiere laterali (cavoli, ho dimenticato la macchina foto e non posso quindi mostrarvi alcune immagini).
Le docenti presenti in sede (tutte ragazze, nessun maschio in tutto lo stabile) sono state molto carine e simpatiche fin dall'inizio. È stato interessante scambiarsi opinioni sulle diversità e le somiglianze sul funzionamento della scuola tra le due realtà, cosa che è stata il nostro argomento di discussione principale.
Per i bambini sono stato fin da subito elemento di curiosità e non si sono comunque fatti problemi ad accettarmi come docente (la presentazione è stata: docente in visita dalla Svizzera) tanto che mi hanno chiesto diverse volte aiuto. La cosa più divertente è che le prime due domande sono state: “Come si scrive la tal parola?”. Potete capire che aiuto ho potuto fornire... Per me è stato molto interessante essere immerso in un ambiente in cui sono stato obbligato a parlare svedese e devo dire che sono soddisfatto di come me la sono cavata. Certo ti accorgi di quanto è difficile spiegare le cose in una lingua che non padroneggi: riesci a dire le cose in un solo modo, mentre trovo che spesso è proprio cambiando il modo di esprimersi che si può permettere a qualcuno di capire un argomento sul quale ti ha posto una domanda; é importante poter percorrere più strade!
Altro aspetto che mi ha colpito: le due schede con domande che sono state distribuite durante la giornata di ieri non prevedevano spazio per le risposte. Nel senso che non c'erano le righe per rispondere, ma i ragazzi scrivevano direttamente nello spazio bianco tra una domanda e l'altra. La cosa mi ha colpito perché da noi se fai una cosa del genere durante una visita ASP mentre sei in formazione (specialmente nel primo ciclo) sei sicuro di bocciare la pratica, mentre qui rientra nella normalità delle cose, almeno così mi è sembrato (ma si tranquillizzino i signori ASP, trovo anche io utile fornire le righe o la quadrettatura per la scrittura). Sempre in campo di scrittura ho notato che qui scrivono in stampatello minuscolo, mentre da noi la grafia usata è quasi universalmente il corsivo.
Le docenti hanno il loro bel d'affare: nel gruppo ho potuto notare diversi elementi belli tostini. È altresì vero che probabilmente l'aspetto della disciplina risulta più difficile con questi continui cambiamenti di gruppo. Se io ho una classe e siamo sempre assieme, si imparano a condividere le regole e a rispettarle, cambiando continuamente gruppo e docenti diventa più difficile per il bambino assimilare le regole. Ritengo però, da quel poco che ho visto, che le docenti potrebbero forse essere un po' più ferme e decise sulle regole e forse le cose andrebbero meglio al volo, però è proprio solo un'impressione, magari completamente sbagliata.
Parlando con Linda e Mille (le due docenti con cui sono stato di più) è nata un'interessante idea: quella di organizzare uno scambio informativo tra docenti. Nel senso che magari vengono in Ticino per vedere come funziona la scuola da noi e hanno detto che se qualcuno dal Ticino vuole salire a visitare la loro scuola le porte sono aperte. Se io dovessi essere ancora qui il prossimo anno e la mia famiglia dovesse tornare a trovarmi (eventualità piuttosto remota, ma non si sa mai...) di sicuro organizzerei una visita alla scuola, penso che sarebbe molto interessante.
La giornata passata a scuola mi ha anche fatto sentire una gran nostalgia dell'insegnamento e della scuola: è finito il tempo del dolce far niente, ho una gran voglia di mettermi in cattedra! Che sia in Svezia o in Ticino poco importa, ma l'anno prossimo vorrei tanto insegnare! Certo che lavorare in una scuola elementare qui in Svezia al momento sarebbe piuttosto un sogno: questo perché con il fatto che ho conosciuto una realtà parecchio diversa, penso di poter introdurre diverse novità interessanti qui...
Adesso però è meglio che vi saluto e mi rimetta a pensare alla giornata di domani. Domani in effetti sarò al liceo dove devo tenere una lezione di francese. La docente mi lascerà con metà classe e voglio arrivare pronto e ben preparato al momento!
Per di più oggi non ho tutto il tempo di prepararmi, visto che stasera c'è la cena “ciao ciao” al mio appartamento, con Emma, Linnea, Sassa e le due sorelle Persson. Non so ancora cosa fare per cena, ma diciamo che l'indecisione si gioca tra la polenta e delle tagliatelle ai funghi o con un sugo di carne, ma per fare ciò dovrei consultare la mia mamma... spero si connetta!
Hejdå
Giorgio

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